La difesa dei diritti umani: il caso di Malala Yousafzai

Il coraggio di Malala: dall'attentato subito da bambina alla maturità di oggi. Un viaggio nel suo impegno globale per difendere i diritti di tutte le ragazze.

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Malala è un’attivista per i diritti civili, si è sempre battuta denunciando pubblicamente gli abusi dei talebani pakistani.

La condizione della donna in Pakistan, infatti, è una tra le peggiori al mondo: la struttura e le relazioni sociali sono rigidamente patriarcali, la maggior parte delle donne non studia, non lavora, non ha il permesso di uscire liberamente e inoltre la nascita di una bambina è considerata un peso sociale al punto che in molte zone è normale rinchiudersi in casa con le tende chiuse per alcuni giorni; al contrario, quella di un figlio maschio viene sempre festeggiata. Nell’ultimo 20ennio ci sono stati più di 1 milione di aborti selettivi e molte uccisioni di neonate nelle zone più arretrate culturalmente.

Ad oggi la situazione non sembra migliorata: recenti report relegano il Pakistan tra gli ultimi Paesi al mondo per quanto riguarda il divario di genere.

La storia di Malala ha tuttora un ruolo decisivo in ambito educativo: in molte scuole è proposta per sensibilizzare i giovani sulla condizione delle bambine e dei bambini in altre parti del mondo e per proporre un esempio di impegno nel sociale.

Malala Yousafzai nasce il 12 luglio 1997 a Mingora in Pakistan da una famiglia di etnia Pashtun. I genitori scelgono il suo nome in onore dell’eroina di guerra, Malalai. I suoi nonni sono insegnanti e il padre, Ziauddin, si indebita per aprire una scuola che Malala frequenta sin da piccolissima così da divenire un prodigio nello studio e sviluppare varie conoscenze, anche dietro incitamento della madre, affinché possa riscattarsi ed emanciparsi professionalmente.

In Pakistan i talebani, alla fine del 2007, hanno messo in atto una guerriglia armata contro l’esercito regolare: viene imposto il burqa alle donne e tolto loro quasi ogni diritto. In questo contesto Malala comincia a scrivere per la BBC sotto il nome di Gul Makai (fiore di granturco). Le sue storie sulle violenze e sulla negazione del diritto allo studio attirano l’attenzione dei media internazionali, ma scatenano anche la reazione dei talebani. Infastiditi dall’eco del blog, i fondamentalisti iniziano a cercare l’autore.

A causa delle numerose apparizioni pubbliche la vera identità di Malala viene scoperta, il blog viene oscurato ma, nonostante tutto, la ragazza persegue il suo impegno acquisendo sempre maggiore notorietà così nel 2011 il Primo Ministro pakistano le conferisce il primo Premio Nazionale della Gioventù per la Pace.

Intanto i Talebani vengono sconfitti dall’esercito internazionale e la situazione a Mingora sembra tornare alla normalità: a Malala e alle altre ragazze è consentito tornare a scuola, ma il 9 ottobre un uomo armato sale sul furgone che le riaccompagna a casa e spara tre colpi, ferendo le amiche e colpendo alla testa la giovane attivista.

All’ospedale di Peshawar le sue condizioni appaiono gravissime e viene trasferita d’urgenza all’ospedale di Birmingham, in Gran Bretagna. Malala sopravvive, ma deve essere sottoposta a diversi interventi. Dopo mesi è raggiunta dalla famiglia e riprende lentamente a studiare.

L’attentato colpisce tutti, l’episodio assume una centralità mediatica internazionale ma non mancano le critiche e le voci discordi al punto che la famiglia di Malala non può fare ritorno in Pakistan, soprattutto a seguito della scarcerazione di alcuni attentatori.

Dopo l’attentato Malala continua a dar voce pubblicamente ai valori in cui crede, consapevole di essere diventata un simbolo per chi vuole difendere i propri diritti. Negli anni successivi riceve numerosi riconoscimenti internazionali. Nel 2012 le viene conferito il Premio Madre Teresa per la giustizia sociale, seguito nel 2013 dal Premio Simone de Beauvoir per la libertà delle donne, dal Premio Ambasciatore della Coscienza di Amnesty International, dal Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e dal Premio Sacharov per la libertà di pensiero del Parlamento Europeo. Sempre nel 2013 tiene un celebre discorso al Palazzo di Vetro dell’ONU indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto, icona dei diritti civili e femminili.

Nello stesso anno, insieme al padre, dà vita al Malala Fund, un’organizzazione no-profit dedicata a garantire il diritto all’istruzione per le ragazze. Il culmine dei riconoscimenti arriva nel 2014 quando, a soli 17 anni, le viene assegnato il Premio Nobel per la Pace, diventando la più giovane vincitrice nella storia del premio; utilizzerà il denaro del Nobel per finanziare la costruzione di una scuola femminile a Shangla, in Pakistan.

Nel 2015 lancia sui social la campagna globale #BooksNotBullets (“Libri, non proiettili”), invitando i leader mondiali a investire nell’istruzione dei bambini anziché nelle armi. Pochi mesi dopo, inaugura in Libano una scuola destinata alle ragazze profughe siriane, esortando la comunità internazionale a sostenere attivamente i rifugiati.

MALALA OGGI: OLTRE L’ICONA

Nel 2020 Malala consegue la laurea in Filosofia, Politica ed Economia presso l’Università di Oxford. L’8 marzo dell’anno successivo annuncia un’importante collaborazione con Apple (con cui collaborava già dal 2018), scrivendo per la piattaforma Apple News storie digitali dedicate alle ragazze e tradotte in oltre venti lingue.

Sempre nel 2021 appare sulla copertina di Vogue. Nell’intervista interna rivela di essersi presa un periodo di pausa per riflettere sul proprio futuro e ribadisce le sue forti perplessità sull’istituzione del matrimonio, legate soprattutto alle conseguenze negative che questo comporta per molte giovani nel mondo. Tuttavia, il 9 novembre dello stesso anno, spiazza positivamente i suoi sostenitori annunciando sui social le nozze con Asser Malik, un manager sportivo pakistano.

Nel marzo 2025, dopo ben 13 anni di esilio forzato seguito all’attentato, Malala fa un emozionante e simbolico ritorno a Barkana, la sua città natale nel distretto di Shangla. Accompagnata dal padre, dal marito e dal fratello, visita le scuole e i college femminili da lei fondati, che garantiscono istruzione gratuita a circa mille studentesse, incoraggiandole a lottare per un domani migliore. Al termine del viaggio esprime via social la sua immensa gioia per aver riabbracciato la famiglia e la propria terra, confermando che investire nell’educazione delle bambine resta l’impegno di una vita, oltre che la missione in cui il Malala Fund continua a raccogliere straordinari successi in tutto il mondo.

Oggi, a 28 anni, ha pubblicato un nuovo libro: non si tratta di un romanzo, bensì del suo attesissimo e intimo memoir autobiografico intitolato “Finding My Way”. In questo diario di crescita Malala si mette a nudo raccontando la solitudine, la gestione dei problemi di salute mentale (come l’ansia e il disturbo da stress post-traumatico), le difficoltà nel fare amicizia e la complessa ricerca di una normalità tra gli studi a Oxford, i primi amori e la costruzione di un’identità che vada oltre lo stereotipo dell’icona globale. L’opera è già un successo straordinario, capace di vendere centinaia di migliaia di copie e ricevere decine di ristampe in tutto il mondo, a testimonianza di come Malala continui a incarnare la promessa di cambiamento per le nuove generazioni.

I ASA: Bussu Cristian – Canu Emanuele – Carboni Francesca – Castangia Maria – Congiu Lorenzo – Corraine Maria -Corrias Luca – Dessolis Matteo – Manni Andrea – Mesina Chiara – Patteri Emma – Puligheddu Francesco – Tilocca Antonio – Zoroddu Adele.

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