Giornata del Rispetto 20 gennaio 2026

la Giornata del Rispetto contro bullismo e cyberbullismo

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Personale scolastico

Docente e referente

20 Gennaio 2026 GIORNATA DEL RISPETTO

Il 20 gennaio 2026 si celebra la “Giornata del rispetto” istituita dalla Legge 17 maggio n.70/2024 per contrastare il bullismo e il cyberbullismo. La data è stata concepita in memoria di Willy Monteiro Duarte (Roma, 20 gennaio 1999 – Colleferro, 6 settembre 2020), simbolo del coraggio contro la violenza. Willy, era un ragazzo come noi che ha perso la vita nel 2020 perché ha avuto il coraggio di difendere un amico. Willy Monteiro Duarte è stato ucciso la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro (Roma) mentre tentava di difendere un amico. Invece di voltarsi dall’altra parte, decise di intervenire per fare da paciere e proteggere l’amico in difficoltà. A causa di questo intervento, Willy fu brutalmente aggredito da un gruppo di ragazzi e colpito con calci e pugni violentissimi; le gravissime lesioni riportate ne causarono la morte. Proprio per questo suo atto di coraggio e solidarietà, il 6 ottobre 2020 gli è stata conferita dal Presidente Sergio Mattarella la Medaglia d’Oro al Valor Civile. La motivazione ufficiale recita che il giovane intervenne “con eccezionale slancio altruistico e straordinaria determinazione”, pagando con la vita il suo nobile ideale di fratellanza. Il 20 gennaio non è una data come le altre. Non è solo una ricorrenza sul calendario civile o l’oggetto di una circolare ministeriale. Quest’anno, in classe, noi alunni di 2ˆB SA, abbiamo deciso di non limitarci a “celebrare”, ma di interrogarci. È una giornata che mira a sensibilizzarci su temi fondamentali per la convivenza civile: perché impariamo a stare insieme senza violenza, rispettando tutti e rifiutando ogni forma di discriminazione, per diventare cittadini più responsabili (anche studiando Educazione Civica). Oltre a ricordare Willy, il 20 gennaio è stato per noi un momento di riflessione condivisa. In classe abbiamo approfondito diverse storie di ragazzi che hanno sofferto a causa della cattiveria degli altri. Sebbene abbiamo analizzato diverse vicende, insieme al ricordo di Willy, ci siamo soffermati con particolare forza sulla storia di Michele Ruffino, che ci ha colpito nel profondo. Michele era un ragazzo che aveva i nostri stessi sogni (lui sognava di fare il pasticciere), ma che a soli 17 anni ha deciso di farla finita perché non riusciva più a sopportare le umiliazioni e le cattiverie gratuite dei bulli. La sua storia ci tocca da vicino perché ci ricorda che le parole e i gesti, che a volte sembrano “solo uno scherzo”, possono in realtà scavare un vuoto incolmabile in chi ci sta accanto. Ci ha insegnato a guardare oltre le apparenze, per imparare a riconoscere quel dolore invisibile che molti portano dentro in silenzio. Michele è stato travolto da un’onda di cattiveria che nessuno ha fermato: noi vogliamo onorarlo ogni giorno, scegliendo di essere quel compagno che lui non ha mai avuto. Il poeta Sandro Penna scriveva:“Beato chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune”. Spesso, per paura di essere esclusi, scegliamo di essere “comuni”: ridiamo alla battuta cattiva, ignoriamo il compagno solo, restiamo in silenzio mentre qualcuno viene insultato sui social. Ma essere comuni in questo modo significa diventare complici. Michele era “diverso” nella sua fragilità, ma era autentico. I suoi aguzzini, invece, erano tristemente comuni. La vera libertà non è quella di poter insultare chiunque, ma quella di essere se stessi senza temere che il proprio “carattere” (come diceva Martin Luther King) diventi una colpa. “I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.” “Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere.” In classe abbiamo discusso delle nuove direttive sul rispetto e sulla responsabilità. Abbiamo capito che le regole – dall’uso dei cellulari all’abbigliamento – non servono a limitarci, ma a proteggere più fragili. Se il rispetto delle regole è la base della libertà, allora il rispetto per il compagno è la base della nostra umanità. Abbiamo imparato

• Che le parole sono pietre: una “battuta” può essere l’inizio di una tragedia.

• Che l’indifferenza uccide quanto l’odio.

• Che riparare un danno vale molto di più che ricevere una nota sul registro.

Vogliamo impegnarci perché la nostra scuola sia un luogo dove nessuno debba “volare via” per smettere di soffrire. Ci impegniamo a rompere il silenzio, a non ridere davanti alle umiliazioni e a riconoscere la bellezza nella diversità. Con il cuore rivolto a Michele, a Willy ma anche a TUTTE LE ANIME FRAGILI E CORAGGIOSE, strappate alla vita troppo presto dall’ingiustizia e dal silenzio, dedichiamo a loro il nostro lavoro. Il rispetto non è solo una parola, ma la promessa che nessuno dovrà più sentirsi solo. Michele siamo noi: la 2ªB SA sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Perché il rispetto non è un dovere verso i professori o verso il Ministro: è un dovere verso noi stessi, per poterci guardare allo specchio ogni mattina con la testa alta.

Gli alunni della Classe 2ªB SA